Specializzazione e medicina biologica

Specializzazione e medicina biologica

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La specializzazione del personale sanitario è stato un progresso culturale notevole, ma giustifica anche ampi spazi di inefficienza e consente corruzione sistemica. Per approfondire l’argomento si prende spunto da un caso di cronaca. Si tratta dell’anziano operato per errore al femore sbagliato il 29 giugno 2015 all’ospedale Sant’Anna e Madonna della Neve di Boscotrecase Napoli e morto  in seguito a complicanze relative al secondo atto chirurgico necessario sul femore controlaterale, ovvero l’ unico dei due che necessitava intervento. L’atto medico invertito di lateralità o l’atto medico applicato su parti sane del malato sono da anni oggetto di sdegno e di giuste rivendicazioni mai sufficientemente compensate. La grettezza di questa tipologia di malasanità suscita tanto sconcerto, perché non semplicemente frutto di mancanza culturale e di considerazione come in tante altre penose storie. La frequenza della casi di malasanità come intervento erroneo su parti sani del malato evidenzia come il danno possa essere conseguenza dell’organizzazione stessa nell’atto medico.

La specializzazione del medico e del personale  paramedico è la base del funzionamento di un sistema sanitario moderno. Ma proprio in questa evidenza inconfutabile che interessi e corruttele trovano una spazio di azione altresì più difficile. La specializzazione del medico è stata fatta coincidere nella organizzazione dei sistemi sanitari con una parcellizzazione della responsabilità e del controllo. Se la prestazione sanitaria è  la somma supercompetenze su segmenti parziali di operatività, questo non implica che la responsabilità e il controllo sull’atto medico possano essere altrettanto segmentate. In questo angusto spazio della logica si sono inseriti negli ultimi cento anni gradualmente gli interessi dei politici e delle multinazionali del farmaco. Tramite l’equivoco abilmente manipolato che un medico specializzato non possa essere responsabile dell’atto medico nel suo complesso, si è di fatto privata tutta la classe medica del controllo sugli atti che compie.  A privare la classe medica di controllo sulla sanità contribuisce anche la destruttrurazione operata sul ruolo essenziale del medico di medicina generale. Il medico generalista, figura che avrebbe dovuto emergere sopra quella dello specialista, è stata ridotta al mera esecuzione di comportamenti codificati, come peraltro avvenuto per il collega titolare di specializzazione. I protocolli di comportamento codificati e parcellizzati lasciano volutamente spazi ad errori e disservizi.   Una volta compiuto l’allontanamento del medico dal controllo dell’atto medico stesso, tale controllo è stato infatti trasferito a personale politico, aprendo lo spazio sia alla inefficienza del sistema, sia alla sua corruzione. Non stupisce in questo contesto osservare che accanto a chi in prima linea affronta con difficoltà il soccorso dei malati, siedano un numero sconsiderato di interfacce burocratiche, elevando i costi sistemici e ingenerando mancanza di personale che lavora.

Tornando alla vicenda di cronaca si evince da quanto esposto la necessità di chiarire le responsabilità di un atto gretto come  quello che il malato non necessita e che lo porta al decesso. Certamente sul piano giuridico gli avvisi di garanzia li ricevono soltanto coloro che a tale atto medico in qualche modo parteciparono. Notoriamente i giudici e non soltanto in Italia, hanno difficoltà non indifferenti a trovare il colpevole. In un sistema che come esposto ha parcellizzato le responsabilità con la  giustificazione della specializzazione, spesso i singoli operatori ritengono di avere eseguito tutto quello che era di loro competenza. Nel caso specifico bisognerà reperire un qualcuno che come sua competenza parcellizzata ha quella di controllare la  giusta lateralità degli atti chirurgici posti in essere. Certamente quell’operatore dovrà pagare la sua inaccettabile omissione. Oltre alle responsabilità giuridicamente accertabili però, il responsabile vero di un sistema che non si chiede mai chi è il malato e di cosa necessità, è certamente di chi lo ha costruito e di chi lucra su tale grottesca organizzazione. Ci si chiede pertanto quando si inizierà a condannare il sistema sanitario non solo per ciò che compiono  i suoi operatori, ma per la sua stessa organizzazione.