Normotristezza in medicina biologica

Normotristezza in medicina biologica

Il campo emozionale tristezza positiva o normotristezza implica un radicale cambio di direzione nella attenzione emotiva. Normotristezza significa dirigere l’emotività dal rapporto con il mondo esterno a quello interiore. Si tratta del campo complementare alla normo collera. Quando l’individuo conclude o esaurisce il suo interesse per il mondo esteriore ovvero per la storia come comunemente intesa, allora volge il suo sguardo verso se stesso e accede al vissuto interiore. Lascia l’attenzione per la vicenda storica e ascolta il proprio risentito della vicenda storica. A quel punto scopre una seconda realtà incredibile e oltremodo stimolante. L’individuo rivolto in se stesso si rende conto delle immense possibilità che ne derivano. Egli inizia per la prima volta a occuparsi di se. La normotristezza  secondo la medicina biologica. coincide con l’esperienza di una solitudine positiva.

Il normotriste osserva il proprio vissuto interiore e pertanto può guarire le proprie malattie. Egli assapora la possibilità che sia lui a determinare la storia. Egli è implicato dalla ricchezza dell’osservazione interiore e dalle sue immense opportunità. L’individuo in normotristezza si occupa correttamente di se stesso. Egli si addentra in una prima fase dell’osservare come egli è fatto dentro. In una seconda fase s’interesserà di come modificare il suo modo di risentire gli eventi storici. La prima tappa di questo percorso che è caratterizzata dalla scoperta, e osservazione del mondo interiore, comporta anche l’indagine sulle motivazioni di una particolare modalità di risentire. Allora l’individuo in normotristezza indaga su se stesso, sulla propria vita vissuta, i dolori provati. Arriva anche all’indagine delle memorie trasmesse dagli antenati. Memorie fisiche ma anche memorie di vissuti emozionali risolti o irrisolti. Quando un uomo è preso da questo immenso lavoro interiore, d’introspezione a chi lo guarda all’esterno appare lontano dalle cose del mondo. In questa circostanza si può pensare che questo individuo sia melanconico o depresso, ma in realtà egli è collocato in una condizione emotivamente positiva e d’immenso significato evolutivo.

Secondo la medicina biologica in  normotristezza si concepisce il valore di costruire un mondo fuori coerente al mondo interiore. Il nido dove vivere la relazione, la riproduzione sono accoglienti se è il normotriste a disegnare la loro architettura. Egli valorizza nelle scelte la tutela della vita e la cooperazione. Egli entra ed esce da se stesso come l’aria nei polmoni, occupandosi attentamente dei rapporti esistenti tra interiore ed esteriore. Occuparsi bene di se stessi è la condizione ideale per stabilire legami di cooperazione con il prossimo. La famiglia in qualsiasi modo la si concepisca, quando è perfettamente realizzata è un frutto della normotristezza. L’uomo e la donna nel mondo corrispondono alle componenti maschili e femminili riscontrabili in qualsiasi lavoro interiore. La famiglia non è intesa come norma sociale ma come realizzazione del principio di cooperazione tra differenze biologiche. Se si osservano interiormente una componente maschile e una componente femminile si tenderà a un accordo perché solo il normotriste riconosce di essere partecipe di entrambe.

Quando il normotriste si relaziona con un partner ricerca la cooperazione piuttosto che la conflittualità. In normotristezza si attenuano le differenze individuali, perché si ritiene proprio in base alla scoperta del mondo interiore di avere molte cose in comune da condividere. L’attenuazione di conflittualità nella donna in stato di gravidanza non è solo un campo emozionale, ma si ripercuote anche a livello corporale implicando una risposta immunitaria più accogliente biodiversità. Infatti la differenza genetica tra madre e figlio non ingenera le stesse reazioni immunitarie che avverrebbero in condizioni diverse. Prevalgono la cooperazione a livello emozionale e l’immunotolleranza a livello corporale. Nessun organo più del polmone rappresenta fisicamente la normotristezza. Il primo respiro rappresenta universalmente l’ingresso nel mondo corporale e l’ultimo respiro la dipartita. Respirare corrisponde alla normotristezza poiché ritmica alternanza tra interiore ed esteriore, quale a volere fisicamente rilevare un indissolubile legame.

La normotristezza nel sociale determina tutti i comportamenti di assistenza e tolleranza nei confronti delle diversità. Il normotriste è in prima linea per il riconoscimento dei diritti fondamentali connessi alla vita. Il normotriste assume responsabilità nei confronti di coloro che sono più deboli e protegge la vita in tutte le sue espressioni. Egli è consapevole che questa lodevole attività nei confronti del prossimo coincide con una corretta relazione con se stesso.

L’analisi dei campi emozionali applicati al singolo individuo soprattutto quando disarmonici, dei diversi fattori aggravanti, delle modalizzazioni e dell’insorgenza primaria possono aiutare alla risoluzione conflittuale. Una valutazione del risentito personale e delle eventuali connessioni con i tessuti lesi da malattia tramite la medicina biologica, rappresenta una possibilità di comprensione  riguardo al senso implicato nella malattia, premessa ineludibile per la risoluzione.

 Dott. Fabio Elvio Farello, Medicina biologica a Roma

Medicina biologica e normotristezza

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