Parkinson e medicina biologica

Parkinson e medicina biologica

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La medicina biologica osserva il Parkinson, senza negare le conoscenze accademiche, come una risposta adattativa codificata per compensare un conflitto patito dagli antenati nel corso dell’ evoluzione sul pianeta. La malattia di Parkinson è sindrome ipocinetica rigida dovuta a eventi neurodegenerativi. I sintomi sono il risultato della morte delle cellule che sintetizzano e rilasciano la dopamina  nella substantia nigra, una regione del cervello. La causa fisica del Parkinson è presumibilmente ambientale. La malattia  è più comune negli anziani, la maggior parte dei casi si verifica dopo i 50 anni e si osserva una predisposizione genetica.

Molti fattori di rischio sono stati indagati come esempio, l’aumento del rischio di contrarre la malattia nelle persone esposte ad idrocarburi solventi e pesticidi. Anche altre sostanze chimiche aumentano il rischio di sviluppare  come il tricloroetilene, il percloroetilene e il tetracloruro di carbonio. Infine  l’insetticidi come il rotenone, il diserbante paraquat e il fungicida maneb sono almeno coinvolti nella malattia. La presenza di questi inquinanti ambientali nell’habitat dei pazienti e nella catena alimentare spiega ampiamente come trattarla. La malattia di Parkinson costituisce un costo sociale molto elevato, per cui sarebbe auspicabile toccare interessi economici governativi e  quelli delle ecomafie.   In assenza di una una vera medicina, la terapia viene  deviata dai centri di ricerca implicati verso l’ipotetica scoperta di una pillola dei miracoli piuttosto che in una decisa politica ambientale.

La diagnosi nei casi tipici si basa principalmente sui sintomi e su  indagini di neuroimaging. Il trattamento convenzionale del Parkinson si basa su farmaci agonisti della dopamina e del levodopa. Trattandosi di terapia sostitutiva difficile valutare quando l’ingresso in terapia rallenti o acceleri la progressione della malattia stessa.  Col progredire della malattia, i neuroni dopaminergici continuano a diminuire di numero, e i farmaci diventano inefficaci nel trattamento della sintomatologia e, allo stesso tempo, producono una complicanza, la discinesia, caratterizzata da movimenti involontari. Una corretta alimentazione e alcune forme di riabilitazione hanno dimostrato una certa efficacia nell’alleviare i sintomi, ma non essendo coperte da diritto di brevetto tale da consentire lucro alle case farmaceutiche non sono sufficiente applicate in terapia.  La chirurgia e la stimolazione cerebrale profonda vengono utilizzate per ridurre i sintomi motori come ultima risorsa.

La malattia di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più comune dopo la malattia di Alzheimer e prevalenza della condizione nei paesi industrializzati è di circa lo 0,3%. Nei paesi privi di sistemi sanitari evoluti la malattia è più rara. La malattia risulterebbe infatti essere meno diffusa nelle popolazioni di origine africana e asiatica. Le correlazioni più frequentemente proposte per aumentarne il rischio, sono quelle in cui viene coinvolta l’esposizione ai fitofarmaci e idrocarburi solventi. Anche l’esposizione ai metalli pesanti è stata proposta come fattore di rischio per la malattia. Alcuni studi hanno messo in correlazione il verificarsi di ripetuti traumi cranici e lo sviluppo della malattia come avviene per esempio per i pugili professionisti. Anche uno studio compiuto su praticanti boxe thailandese ritirati, ha evidenziato un aumento del rischio. Si ritiene, inoltre, che disturbi psichiatrici, come la depressione, siano un ulteriore fattore di rischio per la malattia.

La malattia di Parkinson  ha una sintomatologia caratteristica:

  • lesione della fluidità nel movimento,
  • tremore intenzionale
  • bradicinesia
  • contrazione muscolare
  • dolore articolare
  • instabilità posturale
  • parestesie
  • micrografia
  • bradilalia
  • perdita di autonomia
  • alterazioni dell’umore,
  • deficit cognitivo
  • deficit mnemonico
  • riduzione del pensiero astratto
  • alterazione del  comportamento
  • insonnia

La malattia di Parkinson in medicina biologica è osservata nel campo emozionale ipopaura. La lesione dell’ Orbita funzionale Rene è osserva in relazione ad un conflitto di volontà inerente l’esecuzione di una intenzione. Il conflitto è da ricercare nel doppio interesse del paziente ad applicare una decisione e revocarla contestualmente. Da questo punto di vista il Parkinson è una malattia politica nella quale il conflitto può recidivare innumerevoli volte nello stesso giorno. La soluzione adattattiva proposta dalla malattia è quella di concedere l’intenzione ledendo le strutture tissulari che la avrebbero applicata, salvando nel paziente l’ambigua posizione riguardo l’intenzione stessa.

La gestione cosciente dei conflitti biologici e la pacificazione emozionale sono un percorso di terapia preferibile e soprattutto migliorativo del quadro generale di ogni paziente. Tutte le malattie  sono una lesione di cui la sofferenza non coincide mai, ma solo si esprime a livello di tessuto sulla quale si proietta o a livello comportamentale.  Per la medicina biologica la ricerca del senso nelle lesioni  e di comportamenti applicati non disconosce per nulla i meccanismi somatici per i quali  si realizzano nel corpo del paziente. Al contrario la medicina biologica cerca oltre la “meccanica” della malattia anche la finalità sensata delle lesioni nel contesto di una evoluzione prima personale, poi della stirpe e infine della specie. L’analisi delle sofferenze patite dal malato, dei diversi fattori aggravanti, dei campi emozionali, delle modalizzazioni e dell’insorgenza primaria possono aiutare nell’identificazione del conflitto sottostante per il singolo paziente. Alcune lesioni possono determinare un notevole disagio sia interiore sia nella relazione con gli altri. Una valutazione del risentito personale connesso secondo la medicina biologica, rappresenta una possibilità prima di comprensione e successivamente di coscienza riguardo al senso implicato, premessa ineludibile per una loro modulazione o a seconda dei casi per la loro risoluzione.

Dott. Fabio Elvio Farello, Medicina Biologica a Roma