Ortoressia inversa e medicina biologica

L’ ortoressia inversa e la medicina biologica

L’ ortoressia inversa è decodificata secondo la medicina biologica come un comportamento che applica un senso e intenzione. L’ ortoressia inversa è una compulsione al rigore nelle regole alimentari e alla qualità del cibo ingerito fino all’esclusione di ampie categorie del cibo disponibile. L’ ortoressia è un disturbo dell’alimentazione, appartenente alle ossessioni, che può impegnare personalità fragili, imbrigliate in un mondo di regole alimentari spesso variopinto e in vivace contrasto tra di loro. L’ ortoressia comporta una sofferenza per il malato perché vede il cibo non come un piacere, ma come un nemico. L’ortoressia inversa è sempre un’ossessione, ma riguarda gli individui che sono obbligati compulsivamente a rituali tradizionali o pubblicitari nell’assunzione del cibo esclusivamente per il godimento e per il piacere .

In ortoressia inversa il malato non può concepire cambiamento alcun rispetto al suo menu che però è ritualizzato agli stereotipi tradizionali o pubblicitari del mangiar “ghiotto”. L’ ortoressia inversa rende il malato costretto a rituali ipercalorici, ricchi di grassi animali e dalla palabilità intensa. In ortoressia inversa il malto può essere attratto sia dello junk food sia dall’alta cucina. Mangia distratto di se, senza rispetto alcuno al proprio corpo. Tutta la coscienza è ristretta prima al palato e subito dopo alla dilatazione anche estrema nelle pareti dello stomaco. Anche in caso di malattie gravi l’ortoressia inversa impedisce coscienza di essere e i solo tessuti percepiti sono quelli primariamente offesi dalla condotta alimentare compulsiva. Il malato di ortoressia inversa che patisce anche una malattia organica grave legata alla sua condotta alimentare, accetta dal medico qualsiasi prescrizione tranne quelle alimentare.

L' ortoressia inversa e la medicina biologica

L’ ortoressia inversa e la medicina biologica

Qualsiasi variante salubre dell’alimentazione compulsiva è rifiutata con determinazione. In ortoressia inversa inoltre il malato tende all’intolleranza nei confronti di coloro che adottano anche elementari cautele e precauzioni nelle scelte alimentari operati. L’ortoressia inversa e l’ortoressia sono due estremi di una unica malattia. La mancanza di un rapporto consapevole con la nutrizione, e con la vita diventa compulsione a un comportamento alimentare ossessivo. Nell’ ortoressia il malato orienta il comportamento alimentare tramite da lui presunte regole della salute. Nell’ ortoressia inversa invece il malato orienta il comportamento alimentare a irrinunciabili regole del piacere. Tale piacere è stato però indirizzato in passato dalla tradizione gastronomica, oggi viene modulato sempre più dai mezzi di comunicazione di massa. L’induzione all’ ortoressia però non avviene esclusivamente in relazione a messaggi della pubblicità. Sono particolarmente suggestivi per soggetti fragili quelle trasmissioni o giornali dove il messaggio pubblicitario è travestito da report scientifico oppure da una trama avvincente. L’induzione all’ ortoressia inversa non è però mai la vera causa della malattia. L’induzione è solo un’aggravante di un processo che riguarda la mente umana.

Per la medicina biologica le cause dell’ ortoressia inversa sono le stesse dell’ ortoressia, ovvero quelle della malattia ossessiva. Le due forme di ortoressia si distinguono solo per la scelta dei contenuti dell’ossessione. Per la medicina biologica si tratta di un conflitto biologico inerente le funzioni del raccoglitore. Il campo emozionale espanso in ortoressia inversa è l’iperiflessione. Il momento del conflitto è nell’ortoressia inversa è neonatale. Infatti, la tematica della compulsione strettamente legata al piacere orale è coerente con un neonato che riceve latte dal seno della madre. In quel momento il contatto del latte “ghiotto” prima sul palato è poi con la dilatazione della parete dello stomaco. Il sistema nervoso del neonato è totalmente preso e con piacere altrettanto totale. Un conflitto biologico posto in quel momento nell’evoluzione del sistema nervoso blocca i successivi accrescimenti di coscienza. Il conflitto biologico patito può essere indifferentemente della madre o del neonato essendo il campo emozionale in quella fase della vita pienamente condiviso. La nutrizione clinica è certamente un riferimento per il malato di ortoressia inversa. Infatti la soluzione all’ossessione di mangiare “ ghiotto” non è certamente l’assenza di regole di mangiar sano. Secondo la medicina biologica è necessario che il malato di ortoressia inversa entri in un processo di crescita interiore. con sviluppo di consapevolezza riguardo a tutto il percorso del cibo successivo alla dilatazione delle pareti addominali. Altrettanto è necessario coscienza sul percorso che il cibo compie prima del introduzione in bocca. Si tratta di sviluppare nel malato la coscienza di essere adulto. Il cibo è infatti per l’essere mano anche quello che nutre l’ immaginazione. Per la medicina biologica ogni patologia avviene nel sonno della coscienza e per attivazione delle vaste aree sottocorticali e dunque inconsce del sistema nervoso. Corticalizzare i conflitti biologici è l’inizio di ogni terapia. Il trattamento dell’ortoressia inversa tramite medicina biologica non si contrappone ne sostituisce le linee guida della medicina convenzionale. Al contrario la medicina biologica stabilisce con esse una virtuosa sinergia e una straordinaria opportunità per una gestione integrata dei pazienti.

Dott. Fabio Elvio Farello, Medicina Biologica a Roma