La morte secondo la medicina biologica

Il senso biologico della morte in medicina biologica

La morte esprime significati in medicina biologica oltre a quelli rappresentati dalle culture e dalle religioni. La morte assolve per medicina biologica a precise funzioni. Un organismo pluricellulare è organizzato per tessuti portanti funzioni specializzate e necessita pertanto di lunghissimo tempo per essere prodotto e riprodotto. Un pluricellulare mostra una maggiore consapevolezza del suo habitat, sopratutto se paragonato a un organismo unicellulare. La velocità riproduttiva e consapevolezza evidenziano dunque un rapporto inversamente proporzionale. Maggiore è la consapevolezza dell’habitat espressa da una specie o da un individuo, tanto più lentamente si svolgeranno i fenomeni di riproduzione, pertanto più lungo sarà l’intervallo tra le generazioni.

La morte di un individuo e la sua sostituzione con un suo discendente avente possibilmente caratteristiche adattative migliori, sono uno dei cardini del ricambio biologico e dell’evoluzione. Per la medicina biologica la morte e l’evoluzione sono dunque intimamente legate e la loro velocità è regolata da un preciso rapporto dipendente dalle caratteristiche del sistema nervoso centrale. Il sistema nervoso centrale umano è un organo complesso che richiede un lungo periodo per essere nutrito di tutte le informazioni necessarie a esprimere consapevolezza. Il fenomeno denominato neotenia determina anche le caratteristiche della morte nell’uomo. Un sistema nervoso tanto evoluto ma senza esperienza e informazione non nella possibilità ad esprimere tutte le potenzialità della natura umana.

Maggiore evoluzione di coscienza corrisponde pertanto a un ricambio generazionale minore. Il maggiore impiego d’informazioni ed esperienza acquisite, connesso a maggiore consapevolezza, permette quello che a un minore livello evolutivo, si attua per decesso e sostituzione tramite le generazioni future.

In questo processo meraviglioso quanto terribile, la gestione di conflitti e la loro soluzione costituiscono l’habitat naturale nel quale un sistema nervoso centrale evolve fino a raggiungere coscienza di sé. Non sempre la soluzione conflittuale conclude il conflitto, ma certamente un habitat non conflittuale sottrae al sistema nervoso centrale l’irrinunciabile spinta verso l’evoluzione, ovvero il sopravvivere e l’acquisire.

La velocità con cui ci si ammala si guarisce o si muore, dipende dall’estensione temporale necessaria per passare da conflitto in atto a conflittolisi. Questa seconda tappa del percorso è denominata appunto soluzione conflittuale o conflittolisi dipende dalla coscienza del conflitto operata dal sistema nervoso centrale.

L’uomo moderno evidenzia un rallentamento notevole nella velocità con cui sono gestite le malattie rispetto agli altri mammiferi, sopratutto quelli a lui geneticamente più vicini. Questo significa che l’estensione temporale tra conflitto e conflittolisi aumenta, determinando il fenomeno tipicamente umano della grande diffusione di malattie croniche. L’uomo è soggetto alle malattie più frequentemente dell’animale ed evidenzia rispetto a quest’ultimo, una maggiore estensione temporale della malattia. La morte subentra per la medicina biologica quando un sistema nervoso centrale non ha più la neuro plasticità necessaria per ambire alla conflittolisi oppure quando supera il limite conflittuale. L‘uomo muore dunque o perché non può ammalare maggiormente o perché ammalare non serve più ad accrescere consapevolezza. Il testimone allora passa a un discendente che raccoglie i conflitti sospesi e lottando da quel momento per la loro soluzione. A volte la coscienza è dovuta al contributo eroico di numerose generazioni.

La medicina biologica studia i processi della malattia e della morte alla ricerca del senso che esprimono, senza negare in nessun modo i processi somatici nei quali tale senso trova modo di applicarsi. L’analisi dei conflitti biologici del singolo individuo secondo i criteri di medicina biologica contribuisce alla conflittolisi. La valutazione del risentito e delle eventuali connessioni con i tessuti lesi tramite la medicina biologica, rappresenta una possibilità di comprensione riguardo al senso implicato nella malattia o dalla morte. Comprendere il senso biologico della sofferenza è una premessa ineludibile per la sua soluzione.

Medicina biologica e la morte

Medicina biologica e la morte

Dott. Fabio Elvio Farello, Medicina biologica a Roma