Medicina biologica e erbivori sessuali

Medicina biologica e erbivori sessuali

Erbivori sessuali e medicina biologica

Erbivori sessuali e medicina biologica

La medicina biologica valuta il comportamento degli erbivori sessuali come una applicazione di memorie antiche significative per la sopravvivenza e per l’evoluzione. Si definiscono erbivori sessuali coloro i cui comportamenti sono tesi ad evitare la sessualità. Si tratta di una fenomenologia tipica in adolescenza e nella prima età adulta caratterizzata dalla pigrizia, dal disinteresse o paura del rapporto sessuale se espresso nella relazione  e nella corporeità.

La parola erbivori deriva dal disinteresse ai piaceri della carne, ma esistono altre definizioni forse più tecniche ma meno efficaci. Gli erbivori sessuali sono in forte aumento e caratterizzano il comportamento in una percentuale a due cifre del mondo giovanile.  La condizione di erbivoro sessuale di estrinseca in tre modalità distinte per il significato biologico, ma con comune espressione di una reticenza più o meno consapevole alla sessualità:

1) erbivori sessuali con sessualità virtuale

2) erbivori sessuali con sessualità solo immaginitiva

2) erbivori sessuali con trasferimento della sessualità verso altri interessi

La prima categoria di erbivori sessuali non consuma l’atto sessuale con un partner reale instaurando una forma di relazione. La sessualità è però presente vivace e trasferita  nel computer. Internet e i siti porno sono la modalità più frequente di trasferimento nel virtuale dell’atto sessuale. La seconda categoria di  erbivori sessuali possono trasferire la sessualità verso un partner romanticamente immaginato , che impegna affettivamente senza impegnare sul piano corporale. L’immaginazione è maggiore nell’erbivoro sessuale romantico rispetto al frequentatore di siti porno. Entrambi però non desiderano esprimere con il fisico le loro pulsioni e le vivono in un mondo parallelo, che ha il pregio di mai porre un problema reale. La  terza categoria di erbivori sessuali trasferisce l’impulso sessuale verso una attività non sessuale sostitutiva. In questa categoria di erbivori sessuali non c’è percezione di desiderio alcuno, sostituito dalla compulsione verso la attività vicariante il sesso da loro prescelta.  Il rallentamento dello sviluppo  cognitivo e un habitus infantile sono  una conseguenza.

Per comprendere secondo la medicina biologica la finalità e senso nel comportamento applicato dagli erbivori sessuali è necessario  descrivere il rapporto tra un soggetto ipocollerico e ipercollerico nel clan dei primati. Il soggetto ipercollerico è alfa-dominante, muscolare, sanguineo, impulsivo e assolve ai compiti della caccia, difesa e attacco in favore del clan. La natura ha previsto che anche la riproduzione sia assolta in modo prevalente dai soggetti alfa-dominanti. Il senso è migliorare la sopravvivenza della discendenza, perchè fornita dei cromosomi dei soggetti più energici. Ovviamente questa dura necessita biologica ha codificato in ogni specie comportamenti sessuali utili a favorire l’accoppiamento dei soggetti alfa-dominanti e sfavorire  gli altri.  Uno dei comportamenti più diffuso è il possesso del maschio alfa di tutte le femmine del clan e la sua violenza contro chiunque minacci tale diritto.   Nel mondo moderno  la forza fisica con la quale sono regolati i rapporti gerarchici nel clan è spesso sostituita dalla forza economica o  dal potere.  Il maschio alfa ovvero colui che ha diritto all’esercizio esplicito di sessualità è spesso colui che è economicamente più equipaggiato o che in altro modo esercita potere. Gli altri non hanno possibilità di vivere fisicamente la sessualità, ma possono solo guardare, immaginare o evitare proprio: le tre categorie di erbivori sessuali precedentemente indicate.  Questi comportamenti codificati nella notte tempi e coerenti con un senso utile alla sopravvivenza, sono trasmessi anche all’essere umano senza che ne sia consapevole. Le aree del sistema nervoso centrale, che governano parte rilevante dei comportamenti sessuali, sono infatti sottocorticali e gestite per automatismi. Per la medicina biologica, il comportamento degli erbivori sessuali è una perfetta soluzione allo scontro con un maschio alfa, risentito come pericoloso o letale. Gli erbivori sessuali potrebbero aver pertanto risentito un conflitto nel proprio mondo di appartenenza come perdita della posizione alfa-dominante  oppure come uno scontro pericoloso con soggetto alfa-dominante. Spesso si osserva nell’essere umano questa condizione nel lavoro, nello studio, nella relazione con gli altri sopratutto in famiglia. L’aumento che si osserva in alcune società di erbivori sessuali è però da porre in relazione alle ridotte possibilità della generazione giovane di subentrare a quella anziana. La rigidità della struttura sociale basata sul  potere o la ricchezza, se paragonati alla forza fisica, determina l’impossibilità di  vincere  per le generazioni più giovani. In natura ai giovani basta attendere il decadimento fisico della generazione che precede. Attendere invece il decadimento economico o di potere in una società umana non è  sempre possibile, perchè spesso  la generazione anziana li accresce nel tempo.  Da qui l’aumento degli erbivori sessuali nelle società più rigide nella definizione  e nelle regole sottostanti la loro gerarchia.  Le possibili sfaccettature personali del conflitto biologico indicato sono però da esaminare insieme ad un medico esperto della materia.

Per la medicina biologica la ricerca del senso nei comportamenti sessuali applicati non disconosce mai altre  possibili spiegazioni. La medicina biologica cerca  però oltre la “meccanica” anche la finalità sensata di un comportamento sessuale, nel contesto di una evoluzione prima personale, poi della stirpe e infine della specie.  In medicina biologica l’analisi delle sofferenze patite dal malato, dei diversi fattori aggravanti, dei campi emozionali, delle modalizzazioni e dell’insorgenza primaria possono aiutare nell’identificazione del conflitto biologico sottostante per il singolo paziente. Alcune condizioni possono determinare un notevole disagio sia interiore sia nella relazione con gli altri. Una valutazione del risentito personale connesso secondo la medicina biologica, rappresenta una possibilità prima di comprensione e successivamente di coscienza riguardo al senso implicato, premessa ineludibile per una loro modulazione o a seconda dei casi per la loro risoluzione.

Dott. Fabio Elvio Farello, Medicina Biologica a Roma