Medicina biologica e diabete

Medicina biologica e diabete

Diabete e medicina biologica

Diabete e medicina biologica

La medicina biologica valuta il diabete oltre che per le implicazioni cliniche, anche come una soluzione a ad un  particolare conflitto biologico patito dagli antenati umani nei complessi processi della loro evoluzione. La comprensione del senso biologico realizzato dal diabete favorisce la consapevolezza delle implicazioni conflittuali risentite, che la malattia  esprime. La consapevolezza del senso biologico insito nella malattia diabete,  è dunque premessa per la conflittolisi e contribuisce al decorso di tutte sue possibili malattie connesse. La terapia medica non è sostituita dalla medicina biologica, ma la affianca migliorando il decorso clinico e la gestione del paziente. Il diabete è una malattia cronica, denominata anche diabete mellito, e caratterizzata da un’elevata concentrazione di glucosio nel sangue, dovuta a una carenza assoluta o relativa di insulina nell’organismo umano.  Il diabete mellito comprende  tutti i disturbi metabolici connessi ad una persistente instabilità del livello glicemico del sangue,  che si esprimono dalla  iperglicemia alla ipoglicemia. Si distingue nel diabete  un tipo 1 e un tipo 2.  Il diabete di tipo 1  è una forma che si instaura definitivamente e che dipende da una predisposizione genetica e da uno stimolo immunologico. La produzione di insulina da parte delle cellule β del pancreas è totalmente ridotta.  Il diabete di tipo 2 è causato dal concorso di più fattori, sia genetici che ambientali e si esprime  con una parziale e graduale riduzione della produzione di insulina.   Il riscontro di un diabete  di tipo 2 è molto spesso casuale nel corso di esami di laboratorio a cui il paziente si sottopone per altri motivi, questo perché la patologia si instaura molto lentamente e occorre molto tempo prima che la sintomatologia possa divenire clinicamente manifesta.  Al diabete di tipo 2 concorrono due meccanismi principali l’alterazione della secrezione di insulina  da parte del pancreas e la ridotta sensibilità dei tessuti alla sua azione o insulino-resistenza. Il diabete Tipo 2 è preceduto da una fase prediabetica, in cui la resistenza dei tessuti periferici all’azione dell’insulina sia compensata da un aumento della secrezione pancreatica di insulina. Soltanto quando si aggravano sia i difetti di secrezione insulinica sia l’insulino-resistenza si manifesta il diabete. L’obesità viscerale misurabile con l’ analisi di composizione corporea ha un ruolo rilevante  nello sviluppo della resistenza all’insulina. Il tessuto adiposo  viscerale è coinvolto in una infiammazione cronica a bassa intensità, che determina la resistenza all’insulina. La glicemia nel sangue rappresenta la fonte di energia per  tutte le attività connessa alla vita  di un organismo. La forma di stoccaggio della glicemia è il  glicogeno ovvero la forma  di riserva di glucosio  all’interno delle cellule, disponibile per essere utilizzato a bisogno.  L’insulina è il principale ormone che regola l’ingresso del glucosio dal sangue nelle cellule.  Il deficit di secrezione insulinica o l’insensibilità alla sua azione sono proprio i due meccanismi principali attraverso cui si manifesta il diabete mellito.  Se la disponibilità di insulina è insufficiente o se le cellule rispondono inadeguatamente ad essa ovvero   insulinoresistenza, il glucosio non può essere efficacemente trasformato in glicogeno  e il  valore della glicemia  diventa elevato.

Il diabete mellito è una malattia in fase di degenerazione della orbita funzionale milza pancreas applicata nel campo emozionale riflessione. Il conflitto biologico connesso ai comandi della malattia è un conflitto di resistenza.  L’elevazione della glicemia che consideriamo una malattia costituisce invece in una precisa situazione la possibilità di sopravvivere in una situazione che non lo consentirebbe. Ogni volta che ad un essere vivente viene chiesto di affrontare un lavoro fisico sopradimensionato  e senza una indicazione della durata dello sforzo, l’attivazione di risposte biologiche atte a favorire la resistenza è la soluzione per sopravvivere. In caso di sforzo prolungato e sovradimensionato una elevazione “ patologica” della glicemia nel sangue risulta favorevole.

Per comprendere questo meccanismo si può immaginare un antenato dell’attuale essere  umano coinvolto in una battuta di caccia che cade in un burrone e rimane appeso ad un arbusto in attesa di aiuto.  Egli grida per ricevere dai compagni assistenza, ma non è ascoltato perché è caduto  mentre era isolato dagli altri. Sostenere la posizione è faticoso e non è chiaro quando e come potrà comunicare l’emergenza e essere aiutato a uscire indenne dalla situazione. In questa circostanza, ovvero un conflitto biologico di resistenza, un diabete favorisce la sopravvivenza.   L’insorgenza del diabete nell uomo moderno, non è più in relazione ad un “ burrone” reale, ma ad uno immaginato come tale. La complessità dell’immaginazione umana permette di risentire articolate situazioni di lotta per la sopravvivenza come se fosse implicata la resistenza fisica. Situazioni lavorative, familiari o sociali possono essere risentite come un conflitto di resistenza e attivare un diabete anche quando tale risposta biologica non è più utile alla sopravvivenza, perché il conflitto non è più  fisico , ma immaginato e sofferto come tale.  Accanto alla terapia medica del diabete  mellito è pertanto utile una valutazione secondo la medicina biologica del risentito e dei conflitti biologici patiti dal malato.

La gestione cosciente dei conflitti biologici e la pacificazione emozionale sono un percorso di terapia preferibile e soprattutto migliorativo del quadro generale. Il diabete  e l’ iperglicemia sono infatti una malattia di cui la sofferenza non coincide mai, ma solo si esprime a livello di tessuto sulla quale si proietta.  Per la medicina biologica la ricerca del senso nelle lesioni applicate non disconosce per nulla i meccanismi somatici per i quali tale malattia si realizza nel corpo del paziente. Al contrario la medicina biologica cerca oltre la “meccanica” della malattia anche la finalità sensata delle lesioni nel contesto di una evoluzione prima personale, poi della stirpe e infine della specie.
In medicina biologica l’analisi delle sofferenze patite dal malato, dei diversi fattori aggravanti, dei campi emozionali, delle modalizzazioni e dell’insorgenza primaria possono aiutare nell’identificazione del conflitto sottostante per il singolo paziente. Alcune lesioni possono determinare un notevole disagio sia interiore sia nella relazione con gli altri. Una valutazione del risentito personale connesso secondo la medicina biologica, rappresenta una possibilità prima di comprensione e successivamente di coscienza riguardo al senso implicato, premessa ineludibile per una loro modulazione o a seconda dei casi per la loro risoluzione.

Dott. Fabio Elvio Farello, Medicina Biologica a Roma