Iperfagia e medicina biologica

Iperfagia e ipofagia

 

iperfagia

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La iperfagia è un comportamento alimentare caratterizzato da un adattamento a stress coincidente con fame incoercibile, preferibilmente di dolci. La iperfagia è una risposta adattativa che esprime un senso secondo la medicina biologica. La iperfagia  è connessa a precise situazione conflittuali e al personalissimo modo con il quale stress è risentito. Durante la sindrome adattativa a  stress si attivano complesse risposte ormonali dipendenti dalla categoria conflittuale risentita. La categoria conflittuale risentita si esprime a livello ormonale tramite un rapporto tra le risposte ormonale che culminano con un aumento della adrenalina e dei glicocorticoidi. Generalmente ogni conflitto patito produce una prevalenza di una di queste due risposte pur essendo entrambe comunque attivate. La adrenalina consente una risposta biologica rapida con soppressione dell’appetito dunque ipofagia. I glicocorticoidi consentono una risposta biologica più estesa nel tempo con un aumento dell’ appetito o iperfagia. La diversa velocità con il quale il singolo paziente patisce lo stress generalmente coincide un suddivisione tra il conflitto preda\predatore oppure il conflitto di fame. I nostri antenati hanno patito generalmente queste due categorie conflittuali che erano e sono caratterizzate da diverse espressioni nel tempo della risposta adattattiva. Se si patisce un conflitto preda\predatore, l’energia liberata è violentissima e rapida. Tutte le funzioni biologiche non essenziali al raggiungimento della sopravvivenza nei secondi in cui si sprigiona il conflitto, sono soppresse. Tra le funzioni soppresse nello stress preda predatore si riscontra anche qualla della assunzione e valorizzazione del cibo e il soggetto è in ipofagia. L’insieme di tutte le risposte connessa al conflitto preda predatore sono sorrette fisicamente da una iperattivazione del sistema nervoso autonomo simpatico nel quale come ormone è coivolta l’adrenalina. Il conflitto preda predatore è patito da entrambi perchè al momento in cui si attua la velocità di esecuzione dei movimenti necessari è estremamente rapida. L’uomo moderno può certamente esprimere un conflitto preda predatore come  i suoi antenati, risentendo gli eventi della vita come tale. Molto più genericamente a livello umano il conflitto preda predatore scivola nel conflitto con il tempo ed è denotato di molta sintomatologia tra cui la ipofagia.

Il conflitto di fame richiede risposte adattative più estese nel tempo che implica spesso  ore o giorni. Nella gestione di un conflitto di fame si attiva principalmente l’asse ipotalamo, ipofisi e surreni. Gli ormoni prevalenti sono i glicocorticoidi.  Anche in questo caso la risposta adattativa a stress sopprime tutte le funzioni biologiche non necessarie a garantire la sopravvivenza nell’ arco temporale medio lungo. L’appetito però in questo caso non è soppresso ma aumentato. L’azione di glicocorticoidi oltre a determinare iperfagia, orienta la fame verso gli zuccheri piuttosto che verso le proteine, perchè implicito in questa riposta biologica l’intento del sistema nervoso di mantenere sempre la glicemia alta. A tal scopo oltre che stimolare iperfagia di zuccheri, i glicocorticoidi destrutturano massa muscolare e incrementano grasso viscerale. L’uomo moderno patisce ancora il conflitto di fame in molte aree del pianeta. Dove fosse cosi fortunato da vivere in quelle aree denotate da abbondante disponibilità di calorie a basso costo egli non cessa per questo di risentire la fame. La fame è presente nelle memorie ancestrali e si trasferisce in caso di disponibilità calorica in un conflitto di mancanza, denotato da iperfagia.

L’uomo moderno non vive gli stessi rapporti conflittuali del mammifero di provenienza evolutiva, ma continua a rispondere allo stress con le stesse risposte adattative dei suoi antenati. A seconda della categoria conflittuale risentita si attiverà prevalentemente iperfagia in certe precise circostanze ipofagia in altre.Questi comportamenti svelano il risentito patito e sono indicativi per una conoscenza profonda delle parti più antiche di ogni sistema nervoso.

L’analisi delle sofferenze patite dal malato, dei diversi fattori aggravanti, dei campi emozionali, delle modalizzazioni e dell’insorgenza primaria possono aiutare nell’identificazione dei conflitti sottostanti per il singolo paziente. Alcuni comportamenti in relazione alla assunzione del cibo possono determinare un notevole disagio sia interiore sia nella relazione con gli altri. Una valutazione del risentito personale connesso secondo la medicina biologica, rappresenta una possibilità prima di comprensione e successivamente di coscienza riguardo al senso implicato, premessa ineludibile per una loro modulazione o a seconda dei casi per la loro risoluzione.

Dott. Fabio Elvio Farello, Medicina Biologica a Roma