Il clan secondo la medicina biologica

Il clan secondo la medicina biologica

Nella medicina biologica la comprensione dei gruppi tissulari riuniti nella definizione di orbita funzionale non può prescindere dalla descrizione della complessa organizzazione sociale degli antenati umani che è denominata clan. Il clan nella medicina biologica descrive la suddivisione di compiti e specializzazioni operata nel corso dell’evoluzione dagli antenati dell’attuale umanità. L’organizzazione sociale in clan è stata un enorme vantaggio nella selezione naturale e nell’’evoluzione. Suddividere le funzioni in un clan permette, infatti, di gestire meglio le energie disponibili, aumentando la sopravvivenza e implementando l’eccellenza nelle funzioni particolari che uomini e donne di talento erano in grado di esprimere. Il clan sono singoli riuniti in branco, decisi che insieme possono meglio combattere la dura lotta per esistere e perpetuarsi. Il numero dei membri di un clan è variabile tra pochi membri fino alle centinaia. Le specializzazioni funzionali espresse nel clan permettono di esprimere una maggiore efficienza con minor dispendio energetico. Ogni funzione espressa dal clan richiede però una particolare attivazione dei tessuti corporali necessari per assolverla. Tali gruppi sono poi definiti poi nelle orbite funzionali.

Le funzioni che i progenitori dell’attuale umanità hanno adottato costituendo l’organizzazione sociale denominata clan, hanno operato pertanto la selezione di quegli individui che meglio la esprimevano perché dotati dei talenti e dei tessuti necessari. La costituzione corporale e caratteriale dell’uomo contemporaneo ancora risente dell’organizzazione per clan ed è pertanto parametro utile nelle applicazioni di medicina biologica. Le funzioni espresse dagli uomini o ominidi organizzati in clan sono le seguenti:

cacciatore

sciamano

raccoglitore

tutela nel nido

costruttore

Il clan è un modello vincente nella sopravvivenza. Nell’evoluzione delle specie, osserviamo di conseguenza il superamento di un suo funzionamento darwiniano esclusivamente basato sulla competizione per vivere. Al contrario nello studio della medicina biologica si osserva come sopravvivere sia stato garantito anche da un principio di cooperazione e oltre che da un principio di conflittualità. Il clan ottimizza il principio di cooperazione quale spinta propulsiva a vivere, senza operare peraltro una sospensione del principio di conflittualità. Infatti al suo interno la suddivisione dei compiti e l’ordine sono mantenuti tramite la competizione tra i membri del clan al fine di stabile una gerarchia. Terminata questa conflittualità, il clan esprime tramite la suddivisione dei compiti ottenuta una maggiore efficienza biologica. Da questa efficienza e dall’interazione dei membri costituenti il clan deriva un’ulteriore e rilevante innovazione, ovvero il senso di appartenenza.

Il clan è una sovrastruttura biologica alla quale questo senso di appartenenza inizia a dare vita. L’uomo tramite il clan inizia a sperimentare il senso di appartenenza al genere umano, Dunque i comportamenti dell’individuo si modulano tramite la contrapposizione tra interesse personale e interesse del clan con l’obiettivo ideale di configurare nel futuro l’umanità oltre che l’uomo. Tale processo, iniziato nella notte dei tempi, è tuttora lontano dall’essere concluso.

Molte malattie dell’uomo moderno trovano origine nei complessi adattamenti necessari nel clan. Gli adattamenti biologici sono la risultante di posizioni conflittuali talvolta dolorose. I conflitti biologici tendono verso una soluzione che oltre ad evidenziare una nuova capacità integrano posizioni a lungo discordanti.

I conflitti nel clan e tra clan, iniziati negli arbori dell’umanità, non sono ancora conclusi. L’analisi del malato secondo la medicina biologica, deve includere anche gli scivolamenti dell’antica organizzazione sociale in clan operati inconsciamente dal paziente in epoca moderna. Una valutazione delle problematiche risentite dal paziente come conflitto tra se stesso e clan è necessaria per comprendere il senso biologico della malattia. La medicina biologica non esclude alcuna conoscenza di medicina convenzionale, ma rappresenta una possibilità prima di comprensione e successivamente di coscienza riguardo al senso implicato nella malattia, premessa ineludibile per la risoluzione.

Per la medicina biologica la valutazione dei campi emozionali  e della loro applicazione nel clan immaginato o reale del paziente è essenziale per comprendere la malattia. La medicina biologica cerca oltre gli innegabili aspetti somatici della malattia anche la sua  finalità sensata nel contesto di una evoluzione prima personale, poi della stirpe e infine della specie.
L’analisi delle sofferenze patite dal malato, dai campi applicati, dei diversi fattori aggravanti, delle modalizzazioni, del risentito nel clan e dell’insorgenza primaria possono aiutare nell’identificazione del conflitto sottostante per il singolo paziente. Collocare una malattia nel clan e osservare  il suo significato sociale, rappresenta una possibilità prima di comprensione e successivamente di coscienza riguardo al senso implicato, premessa ineludibile per ogni guarigione.

Dott. Fabio Elvio Farello, Medicina Biologica a Roma

Le funzioni del clan nella medicina biologica

Le funzioni del clan nella medicina biologica

 

Dott. Fabio Elvio Farello, Medicina Biologica a Roma